martedì 3 marzo 2009

Libertà di scambio è evoluzione



Interpretare una ripresa aerea come questa può risultare abbastanza difficile, indipendentemente dal fatto che si conosca o meno la geologia della zona.
Eppure ci troviamo in Sicilia occidentale, un “crocevia” “naturale” dove geologi e conquistadores di tutte le epoche si son dati e continuano a darsi battaglia per accaparrarsi un centimetro quadrato di spazio o di potere. Bravi. Siamo in un “settore chiave” della “Catena Appenninico-Maghrebide” dove qualunque geologo, prima di pubblicare fiumi di parole e di figure che spiegano come si è evoluto questo settore, avrebbe dovuto guardare e studiare attentamente. Non è stato esattamente così, in giro troverete poco o nulla di questo livello che riempia gli straboccanti contenitori di letteratura geologica ufficiale.
Tuttavia, non occorre conoscere la geologia della zona per interpretare quella foto, poiché basta tracciare la stratigrafia fisica che si vede benissimo. Da lì, potresti iniziare a trarre una serie di deduzioni.
Questo lo faremo più avanti, intanto basti osservare quale complessità è dispiegata nella foto. Se ci cliccate sopra, il sistema vi offrirà un forte ingrandimento: io vi lascio all'eventuale stupore.
Orbene, le conclusioni su quel settore sono già state da lungo tempo "date", cioè assegnate dall'alto, sia in passato, sia nell'attuale. Accade costantemente che il canale accademico (attraverso importanti riviste scientifiche divenute autoreferenziali) riesce ad imporre la visione di chi scrive a tutti gli altri. Non mi pare che uomini come Gaetano Giorgio Gemmellaro avessero lo stesso stile: erano davvero unici nel loro tempo. Però usavano il mulo, il tascapane e la lente di ingrandimento, strumenti umili che erano a disposizione di chiunque. 
Oggi invece c'è chi dice : “la Catena è fatta così, come vi dico io, che sono la massima autorità del campo e che sono in possesso di dati ab-origine riservati (ed ora da me pubblicati) che voi non avete, e non avrete mai, in originale". Questo significa: “la conoscenza reale (concetto vicino alla verità assoluta) è solo mia, voi siete solo semplici fruitori”. Peccato che Google Earth adesso gli rompe le scatole, almeno in affioramento.

Io mi sono già distaccato da tutto ciò molti anni fa, tant'è che ho interrotto volontariamente la carriera universitaria proprio nel momento in cui l'avevo consolidata, vincendo il tanto sospirato “posto di ricercatore”. 
Poi mi sono anche ribellato civilmente, rassegnando le mie dimissioni da socio ordinario della Società Geologica Italiana, ritenendo con visione del tutto personale che i lavori in essa pubblicati, sopratutto nell'ultimo ventennio sono un qualcosa la cui lettura risulta una noiosissima perdita di tempo. Forse in passato potevano andar bene, ma oggi non li ritengo proprio adeguati.
Osservando più in generale, per me è morto soprattutto il piacere che i geologi possono avere nello scambiare e dibattere pubblicamente dei loro temi, senza timori di alcun genere. Questo ha contribuito moltissimo alla sepoltura della ricerca, ed a una triste benedizione alla sua memoria. Io ho deciso di andare all'incontrario.
Un tempo, bisognava stare solo zitti, e chi sta facendo carriera in quell'ambito, sicuramente dovrà continuare a farlo ancora oggi, perché dopo decenni sono cambiate le persone ma non le regole.
Ma se ci rimane ancora voglia i giocare "libera-mente", oggi troviamo a disposizione gratuita degli straordinari strumenti di pubblico dominio,  come quello marchiato in basso a destra in figura, che consentono di vedere in 3D il paesaggio da molto vicino.  Molti Enti pubblici e privati cominciano a rilasciare pubblicamente buona parte dei loro prodotti più importanti, avedno compreso che la circolazione delle idee e lo sviluppo libero della creatività sono molto più vantaggiosi del mortorio o della dittatura ideologica. Molti di questi strumenti erano stati in realtà attivati ed in parte finanziati con fondi pubblici, per cui non se ne comprendeva la riservatezza.
Ritengo che l'industria petrolifera, le partership che ruotano intorno progetti come CROP e CARG potrebbero decidere di non avere più segreti sin dall'inizio, e condividere in rete le banche dati in modo integrale: prima di tutto perchè non conviene, tanto la concorrenza nel nostro paese non esiste; secondo perché comunque utilizzano materiali finanziati con fondi pubblici, e riguardano porzioni di territorio la cui conoscenza, per legge e per patti stabiliti, è di pubblico interesse.
Un'altra cosa che si osserva è che questa diffusa iper-prudenza ha soffocato lo scambio e il dibattito intergenerazionale ed interclassista, anche e soprattutto nell'ambito delle scienze geologiche. Difficile trovare qualcuno che si confronta pubblicamente sui maggiori interrogativi geologici, se ancora qualcuno ne ha. Allora forza, diamoci da fare, vediamo se è possibile sollecitare gli autori ad intervenire nei dibattiti al di fuori delle loro stanze e dei laboratori segreti. Servono nuovi siti indipendenti, servono ricercatori curiosi capaci di scambiare al là degli interessi...

Stai sorridendo? Ti sembro ingenuo? Allora non stare qui a perder tempo: volta pagina subito.  Rassomiglieresti ad un mio ex-tutor universitario, il quale sosteneva che mai avrei  dovuto parlare ad altri delle cose su cui stavo lavorando, perché in questo modo gli avrei dato delle idee. Dal suo punto di vista aveva ragione, vivendo egli e i suoi colleghi immerso in quel mondo che percepisce la scienza esclusivamente in termini di carriera, avendo necessità di una competizione senza scrupoli. Dal mio punto di vista di oggi, posso dire di non avere più segreti, né carriera, né interessi. Sono invece pronto a rilasciare il mio materiale pubblicamente, senza altro scopo se non quello di discuterne. Se nuove idee nasceranno, allora saranno idee comuni. Se non lo saranno, nuovi candidati avranno fatto carriera, nessun problema.


L'ultima motivazione del “no secrets” potrebbe stare nel fatto che il pianeta Terra è di tutti, e di nessuno in particolare. Ma questa è una motivazione troppo filosofica, oggi considerata fuori dal mondo concreto. Lo so, da quando sono arrivato su questo pianeta non mi sono mai abituato al comune modo di pensare dei suoi abitanti che contano. E' per questo che, rispetto a loro, un aborigeno australiano potrebbe essere per me un amico molto migliore, perché in cuor suo sa bene di discendere dall'ancestrale Tempo del Sogno. Avendo contattato la giusta sfera onirica, l'unica cosa che un aborigeno non sognerebbe mai di fare è quella di spostare una pietra, o tagliare un albero, senza prima aver chiesto il permesso alla Terra ed alla Foresta. Popolazioni come questa furono massacrate perché l'uomo bianco era invidioso della loro evoluzione ma, nonostante tutto, voleva primeggiare. Perciò descrive ancora oggi i sopravvissuti come uomini primitivi. Ancora adesso l'homo sapiens brucia le foreste della Terra senza chiedere il permesso a nessuno, per ricercare risorse con l'aiuto di chi studia la geologia del pianeta per motivi di interesse. Da questa e da tante altre cose si vede bene che l'uomo bianco è un essere primitivo, non sapendo più cosa sia un sogno. Anzi, il Sogno.