mercoledì 3 novembre 2010

Sovrascorrimenti in Sicilia occidentale: interpretazioni attuali

Geologia ed interpretazioni ufficiali 
Esaminando il nuovo foglio CARG 1:50.000 “Caccamo”, ho tratto l'impressione che, dal 1940 (Fabiani e Trevisan) ad oggi, la musica non è poi tanto cambiata: viene ancora una volta proposta una visione faldistica di tipo pellicolare e sub-orizzontale. Una serie di problematicità irrisolte appaiono, come vedremo, giustificate dalla estrema deformazione. Le uniche novità che vedo si riferiscono a delle geometrie apparenti, come grandi strutture antiformi, certamente più vicine alla realtà del possibile, le quali sono state mutuate dall'accesso (adesso possibile ma per molti anni negato al dipartimento di geologia e geodesia di Palermo) di dati geofisici profondi in possesso di AGIP Petroli. 
Ma, come giustamente sottolinea la dizione in calce alla mappa, “nelle sezioni geologiche, le estrapolazioni in profondità derivano dall'interpretazione di profili sismici a riflessione”. 
Si tratta di interpretazioni. 
Le interpretazioni possono essere più o meno vicine alla realtà a seconda della quantità di dati posseduti, della loro bontà e interconnettività, ma anche della quantità di pregiudizi che gli interpreti sono invogliati o impediti ad eliminare dalla propria mente, soprattutto se il loro mantenimento può essere funzionale ad un ampio arco di esigenze meramente personali e di connesse opportunità “politiche”. 
Così, torna alla grande una visione vecchia, vecchia, vecchia, vecchissima. E questa sarà “geologia ufficiale” ragazzi miei, da qui a molti anni ancora. Bah, chi la vuole se la tenga, a me non sta bene per niente. 
Via via discuteremo i dettagli delle varie questioni ma, nel frattempo, cominciamo ad osservare una serie di particolari interessanti nelle sezioni del foglio geologico in questione, particolari che ad una visione frettolosa possono sfuggire. 
I “sovrascorrimenti” o, secondo la visione proposta, le falde pellicolari del dominio Imerese, si comportano in modo abbastanza strano. Una pubblicazione-cardine, un leone ancor oggi ruggente, il mitico “Schema geologico della Sicilia” di R. Catalano e B. D'Argenio datata al 1982, a suo tempo aveva conquistato il cuore dei geologi siciliani, (ri-)proponendo la storia che i sovrascorrimenti avevano un andamento est-ovest per lunghissime estensioni laterali dei fronti (si parla di centinaia di chilometri) ed una raccorciamento complessivo di pari ordine di grandezza. Le “falde” coinciderebbero con i famosi domini paleogeografici (mutuati ed in parte modificati dai lavori di Ogniben degli anni '60), avrebbero uno spessore irrisorio se confrontate con la loro ampiezza presunta. Insomma, uno stile alpino o Rocky Mountains -like, anche un po' retro'. Essendo per lo più dipinte come suborizzontali, dovrebbero essere molto piegate, magari in memoria di Buxtorf o dello stesso Argand. Invece no: le varie Imeresi, Sicane, Trapanesi, eccetera, regionalmente sembrano delle sardine. Cosa le rende così piatte, però, non ci è dato di sapere.

Mistero della fede
 
Guardate l'unità “Imerese” nel Foglio Caccamo, rappresentata dalla struttura di Pizzo della Trigna - Monte Cane. È orientata in senso quasi N-S, e “sovrascorre” verso SSW sull'unità “Trapanese” che sub-affiora al Pizzo Chiarastella.

Tutte le illustrazioni del presente articolo sono tratte da: "Carta Geologica d'Italia --scala 1:50.000, Foglio 608 "Caccamo", riportata nella pagina web pubblicamente accessibile all'  url:
 http://www.isprambiente.it/MEDIA/carg/608_CACCAMO/Foglio.html. La linea rossa, indica approssimativamente la traccia della sezione geologica sottostante.


Si tratterebbe quindi di una ripiegatura secondo assi N-S di un precedente sistema di falde pellicolari che si allungavano in senso E-W, sovrascorrendo verso Sud. Basta fare click sulla sezione ed osservare con attenzione cosa c'è sul lato ovest, sotto il Pizzo Chiarastella.
Per di più, la confusione terminologica, legata agli aspetti stratigrafici adesso è notevolmente esasperata, essendo le unità bacinali, ora denominate “Imeresi”, ora denominate “Sicane”, ma pensate dagli autori come derivanti dalla deformazione di un unico complesso bacinale “interno” e interpretata come originariamente posto più a Nord dei domini di piattaforma. La reciproca distinzione di questi domini bacinali (Imerese e Sicano) si basa sulla oggettiva constatazione di “differenti successioni stratigrafiche”. Ma una transizione non tettonica tra piattaforme e bacini mesozoici, o tra differenti successioni stratigrafiche, sarebbe abbastanza normale nei meccanismi stratigrafici di questo pianeta; non dovrebbe necessariamente comportare l' invocazione di grandi e differenti domini paleogeografici, o no? Qualcuno dimentica forse che certe transizioni laterali sono repentine. Nelle Alpi, ad esempio, ne sono state studiate e descritte parecchie, ben esposte in un solo rilievo: come mai in Sicilia ed in nemmeno una? Boh?
Nel Foglio Caccamo, le illustrazioni di sintesi denominate “schema tettonico” e “di inquadramento regionale”, e la sezione geologica associata, non mi aiutano a capire cosa sia avvenuto, pertanto dovremo attendere il rilascio delle sudate “note illustrative”.




Quest'ultima sezione di carattere regionale, la più piccina, ci indica che due grandi falde suborizzontali dello spessore medio di tre km, composte da calcari di piattaforma l'inferiore (blu) e da carbonati di bacino la superiore (verde), mantenendosi sub-orizzontali si sono sovrapposte l'una sull'altra in tempi praticamente istantanei dal punto di vista geologico. Ciò sarebbe attestato da un sottile, continuo spessore giallo (plio-quaternario) che le separerebbe in modo ancor più pellicolare. Le unità verdi (Sicane) sono a loro interno raddoppiate verso sud, ma senza lo spessore giallo inframezzato. Francamente, io non capisco qual' è il meccanismo di contrazione che può realizzare un affare del genere. Sarebbe interessante sapere quali sono le reali prove di tutto questo, ma non ci sarà mai dato di sapere, probabilmente. A tal proposito, la Memoria S.G.I. n.55 del 2000 espone, certo, alcuni profili sismici a riflessione, ma se si guarda la parte non interpretata, non è che si veda gran che di chiaro: anche lì si tratta ampiamente di interpretazioni, proposte in un settore ove di controlli stratigrafici a grandi profondità non ve ne sono a sufficienza. Nella stessa Memoria SGI vi sono anche altri lavori sui monti Sicani, e sul settore di Caccamo, che esamineremo in seguito. I pozzi per esplorazione petrolifera degli anni '50 e '60, dopo aver perforato le masse argillose terziarie di queste zone, si fermano tutti ai livelli più alti del mesozoico, e non son quindi in grado di documentare se davvero c'è del plioquaternario sotto tre km di mesozoico suborizzontale. Non vi sono nemmeno perforazioni che abbiano intercettato due sottili falde mesozoiche sovrapposte, bacino sopra - piattaforma sotto - e niente in mezzo, come invece mostra, nel foglio Caccamo, la sezione geologica tra Pizzo della Trigna e Pizzo Chiarastella.
Anche osservando nella mappa principale, le mutue relazioni tra la struttura di Cozzo Cavallo e quella di Pizzo Chiarastella sono abbastanza confuse e misteriose. Una sezione geologica come quella tracciata tra Cozzo Sant'Angelo e Cozzo Cavallo, per me è incomprensibile, soprattutto se la si volesse poi riportare al contesto degli altri affioramenti limitrofi, e tutto sommato più chiari.

Una visione apocalittica
Insomma, un bel casotto che non aiuta di certo il geologo di base, che si troverà adesso in mano un vangelo solo in modesta parte rinnovato. Probabilmente, al collega professionista converrà fare e dire come dio comanda, e dovrà anche stare attento a non fare riproduzioni e rielaborazioni, altrimenti i diritti d'autore gli saltano addosso...
Dicevamo prima che le unità Imeresi si comportano in modo strano: nelle sezioni (in particolare quella di Pizzo Trigna-Pizzo Chiarastella) si assottigliano verso Ovest, ma anche al loro interno sia verso l'alto che verso il basso stratigrafico. Questo farebbe comprendere che questo dominio tende a scomparire verso Ovest. Ma così non è, poiché nei Monti di Palermo le unità Imeresi sono ben spesse e rappresentate. Inoltre, da cosa deriva questa deformazione con assi più o meno N-S in un settore così “interno”? Qualcuno l'ha mai descritta e spiegata, e che non siano quei lavori incomprensibili che parlano di artefatti cartoon di rotazioni delle falde? Perché il Pizzo della Trigna si deforma secondo quell'asse N-S solo nelle ultime fasi compressive e non sin dalle prime, visto che è una unità di grande spessore? Vi è qualcuno che ha studiato, ed è in grado di dimostrare con tanto di evidenze, che questa unità strutturale era deformata anche prima in senso più o meno E-W? E sopratutto, come si fa a datare quest'ultima compressione con assi N-S? Quale stratigrafia si utilizza, e in quali affioramenti?

Come si spiega tutto questo? Difficile riuscirci, se non si mettono da parte i pregiudizi. Fare i salti mortali per mantenere in vita una visione vecchia, servirebbe solo a complicarci ulteriormente la vita.

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