lunedì 11 ottobre 2010

I sovrascorrimenti della Sicilia occidentale [2]

Tra storia ed interpretazione
(parte seconda): Da Marylin Monroe ai sovrascorrimenti industriali



Come emerge dal racconto di Caflisch datato al 1966, fino agli anni '50, l’accapigliamento degli studiosi sulla questione dei sovrascorrimenti era giocato, in Sicilia come nel resto dell'Appennino, soprattutto attraverso prove paleontologiche, non esistendo ancora il concetto di analisi strutturale. In pratica, non erano ancora contemplati i possibili aspetti geometrici e fisico-meccanici della questione. Tali aspetti cominciarono ad assumere un peso decisivoa proprio nei primi ’60, cioè quelli in cui questo autore scrive, grazie alle nuove possibilità offerte dalla ricerca petrolifera e mineraria. Lo studio di Caflisch si rivelerà, per quell’epoca e per la nostra regione, certamente un deciso passo in avanti nelle conoscenze dell’area. E’ un contributo geologico forse “macchinoso”, ma di sicuro non privo di originalità. Tant’è che, pur poggiando su influenze precedenti, ha a sua volta influenzato notevolmente le prospettive di molti studiosi successivi, perfino attualmente viventi ed operanti. Ma su questo aspetto si devono spendere ancora due parole, perché è concettualmente importante. 
Va infatti ricordato, che già agli inizi di questo periodo “d’oro”, quando in Sicilia il mulo cominciò ad essere sostituito dalla Seicento, si afferma progressivamente la vittoria degli alloctonisti, in quanto i loro contributi sono abbastanza convincenti e comprovati, divenendo numericamente prevalenti su quelli degli antagonisti. E’ come un vento di rivoluzione. A parte, naturalmente, qualche raro caso di reduce, che si trincera dietro una resistenza tanto ostinata quanto sempre più isolata, la fazione autoctonista soccombe e poi sparisce del tutto. Quindi, avviene che la “guerra” insorta nei primordi tra faldisti ad autoctonisti, viene progressivamente sostituita -a partire dal 1960 e per tutto il trentennio successivo- dalla contrapposizione tra i “neofaldisti” nell’una una schiera ed primi i “sovrascorrimentisti” nell’altra. 
Per neofaldisti intendo coloro che, nei fatti, risentirono dell’influenza di Argand a tempo indeterminato; pur avendo a disposizione (o in semplice osservazione) una notevole mole di dati derivanti dalle esplorazioni profonde costoro, allorquando si trovarono a disegnare un sovrascorrimento, o una intera catena, preferirono dipingere qualcosa del tipo “mazzo di carte sub-orizzontale”; i klippen e le finestre tettoniche erano le loro “chicche” preferite. I sovrascorrimentisti invece compaiono in un periodo di poco successivo, in un panorama internazionale, tra la fine degli anni ’70 ed i primi anni ottanta, grazie alla modellizzazione della ricerca petrolifera americana. Questi ultimi studiosi cominciano a maneggiare modelli geometrici e fanno conti ben precisi con la ricostruzione predeformativa delle sezioni; i neofaldisti invece rimarranno quasi sempre affezionati di più alla paleogeografia ed al suo presunto cinematismo. Mi appare, col senno del poi, come il termine “cinematica” molto spesso sia stato azzeccato, perché era proprio un bel cinema vedere alcune loro pubbliche performances (perdonate l'humor). 
Come succede in ogni guerra che si rispetti, non è che la barricata fosse sempre chiara e netta, ma si osservarono molti episodi di trasversalità. Alcuni combattenti, nel tempo transitarono alla fazione opposta (detti appunto modernamente trans), ma non senza notevoli crisi di adattamento. Altri invece non rendendosi conto del filo spinato, oscillarono dall’una all’altra parte della barricata; si trattò soprattutto di giovani, costretti magari a seguire un condottiero disorientato, oppure dei soliti immancabili nostalgiconi, coloro che Argand ce l’avevano nel sangue. 
Su questa contorta questione può far luce l’osservazione di quanto è stato pubblicato in quegli anni, e che andiamo a scorrere velocemente qui di seguito. Parafrasando la psicologia, potremmo affermare con un pizzico di umorismo che Caflisch è il primo “sovrascorrimentista inconscio”, in quanto precede di molto il tempo dei sovrascorrimentisti veri e propri. E’interessante osservare i profili inseriti a corredo della stessa carta di CAFLISCH L. & SCHMIDT DI FRIEDBERG P. (1967) ; a parte alcuni hazard sui passaggi laterali facies nel mesozoico, li trovo ben più moderni nello stile di quelli del suo contemporaneo Leo Ogniben, dell’Università di Catania, e di altri ben successivi per la Sicilia occidentale. Ogiben, certamente neofaldista, con il suo “Schema geologico della Sicilia nord-orientale” si mostrò ben più “argandiano” dei geologi contemporanei. E la ragione c’è. Caflisch e Friedberg, al contrario di tanti altri studiosi locali, avevano il vantaggio di provenenire dall’industria, e quindi aveva accesso a dati di esplorazione sottosuolo. 
Per contro Leo Ogniben, a parte ogni altra cosa, è stato “il papà” della Falda Sicilide, e ciò ha per me un senso altamente positivo. Trovo che deve essere stato veramente difficile, per quell’epoca, giungere a questa idea indagando in superficie un così complicato melànge tettonico. Sicuramente è stato uno studioso di grande statura, e proprio per questo, per molti decenni, ha influenzato il pensiero di schiere di geologi siciliani, suoi diretti o indiretti discendenti. 
Arrivano gli anni ’70, anni di contestazione. In questa epoca si collocano le opere scaturite dalla “fazione francese”, anche questa in parte da inquadrare nell’ambito di estese ricerche regionali condotte a scala Mediterranea e nordafricana, presumibilmente legate a crescenti interessi petroliferi. Anche i primi geologi francesi si mostrano quanto mai neofaldisti, ed a loro volta influenzano il pensiero locale. In Sicilia occidentale, maturano in quegli anni i lavori di BROQUET CAIRE , MASCLE G., MAGNE, SIGAL, DUEE, TRUILLET, e di tanti altri ricercatori d'oltralpe, la cui bibliografia può essere reperita nell'ormai storica Memoria 16 della Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia MASCLE G. (1979) - Etude géologique des Monts Sicani”, che mi appare ancora oggi il testo più completo dell'epoca in quanto a documentazione puntuale degli affioramenti. 

Gli anni ‘80: arrivano i primi “geometri” 
Per riagganciarci al discorso dei neofaldisti accennato prima, val la pena di offrire degli esempi concreti da quel po’ di storia che sono riuscito a ricostruire a fatica con le mie possibilità. Andando avanti nel tempo, ci prepariamo a scorrere il pensiero geologico siciliano degli anni ’70 ed ’80, ma prima, dobbiamo fare un’altro piccolo salto indietro nel tempo, per avere un confronto. Vale la pena di rileggere ogni tanto anche Fabiani e Trevisan (Atti R. Acc. D'Italia. Mem Cl. sc. Fis. Mat. e Nat. Vol. 2, pp. 435-448). Si tratta di quegli autori che, negli anni ’40, per primi descrissero in modo abbastanza ben definito (questo non vuol dire corretto) la geometria dei corpi geologici sovrascorsi dei Monti di Palermo, servendosi di uno schema tettonico, di alcuni profili e la descrizione di alcuni interessanti esempi di affioramento. Anche Fabiani e Trevisan, benché nella loro epoca non potessero ancora contare su una visione più ampia e moderna dei sovrascorrimenti, erano destinati in realtà ad influenzare in modo considerevole tutti i geologi che lavorarono successivamente in Sicilia occidentale. Compresi (a sorpresa!) gli stessi R. Catalano, B. Abate e P. Renda, del Dipartimento di Geologia dell’Università di Palermo, che nel 1982 hanno pubblicato l’ultima carta geologica in ordine cronologico a tutt’oggi disponibile sull'area palermitana. 
Se un tempo gli aggiornamenti significativi delle concezioni geologiche giungevano in Sicilia entro un arco di 20 anni massimo, a Palermo oggi siamo già quasi a trenta e nulla arriva all’orizzonte (...non è che per caso sia proibito? No, dai, scherzo ! ….E i nuovi fogli al 50.000 del Carg Sicilia? Quando saranno completati? Boh?). 
Le evidenze di influenza in stile tettonico tra gli anni ‘40e gli anni ’80 possono essere visti confrontando i dettagli dei profili di Fabiani e Trevisan con quelli offerti dalla carta di Catalano, Abate e Renda (che trovate qui: http://www.egeo.unisi.it/, digitando i riferimenti del titolo e degli autori), soprattutto nei dettagli che vi offro qui sotto.


Ricordo anche che, quando si portavano gli studenti sui Monti di Palermo, per mostrar loro un sovrascorrimento li si portava nella zona di Montelepre, proprio quella indicata negli esempi di Fabiani e Trevisan.

Lì tra l’altro si vede qualcosa di particolare, non certo valido in generale, ma di questo vedremo in qualche altra occasione. Al contempo, almeno fino a quando ero presente nel contesto Universitario, per offrire prove dei sovrascorrimenti nei monti di Palermo, si citava il caso di perforazioni o gallerie che avevano incontrato il Flysch Numidico interposto tra orizzonti calcarei Mesozoici. Evidentemente non si disponeva di argomenti più convincenti, ben visibili sul terreno. E soprattutto quella del Flysch Numidico ha finito per diventare una ossessione concettuale senza la quale non si potevano provare i sovrascorrimenti dei monti di Palermo o della Sicilia. Anche questa forma mentis, probabilmente, fa parte di una eredità di pensiero probabilmente ognibeniana. 
Nel seguito di alcune vicende bibliografiche, molti sovrascorrimenti precedentemente tracciati sui Monti di Palermo hanno “cambiato vergenza” nei lavori successivi pubblicati da medesimi autori, dimostrando il fatto che i sovrascorrimenti precedentemente disegnati non avevano un supporto di considerazioni geometriche di sostanza. Questa incertezza permetteva loro una diversa interpretazione. Con pari stile pittorico sono stati pubblicati lavori come il profilo Palermo-Sciacca, e tanti altri editi dagli autori francesi come Mascle e Broquet, nonché tutti i lavori sui Monti di Trabia e sulle Madonie. 
Fino a questo punto, possiamo considerare fermo il fatto che, almeno fino agli anni ’80, la generalità degli autori che hanno studiato i sovrascorrimenti della Sicilia occidentale (con la loro stessa idea geologica di falda di ricoprimento sostenuta nei lavori fin qui citati) si rifanno ad una visione faldistica di tipo argandiano, anche ove la scala di osservazione è molto piccola. Le prove presentate sono paleontologiche e di facies, mentre la tettonica e le geometrie di superficie a scala locale non sono mai ben documentate. Si tratta costantemente di ricostruzioni ipotetiche a grande scala. Non mancano anche esempi complementari e simili in Sicilia centrale ed orientale, che possono essere reperiti sui lavori che, nello stesso periodo e fino agli anni ’90 compresi, furono prodotti dal team dell’Università di Catania. 
Tutto ciò ha motivi ben precisi di cui tornerò a parlare nei prossimi post.