martedì 17 dicembre 2013

Lacrime di coccodrillo sulle calamità idrogeologiche


L'ultima "tragedia idrogeologica", quella verificatasi pochi giorni fa in Sardegna, ripropone un copione già visto e sentito.
All'indomani di ogni disastro l'Italia piange i suoi morti. Questo è normale dal punto di vista umano.
Non è normale invece nè dal punto di vista sociale, nè politico, nè professionale. Come cittadini di qualsiasi qualifica, ciascuno ha delle responsabilità; e, normalmente, dopo le calamità ciascuno pensa di poterle attribuire ad altri. E le vittime continuano a fare le vittime, anche dopo ogni disastro.
In un recente articolo apparso su Repubblica on line la dichiarazione resa pubblicamente dal Capo del Dipartimento Franco Gabrielli spiattella senza mezzi termini una realtà in teoria nota a tutti. Fra le altre cose, ricorda pubblicamente che la Sicilia continua ad essere tra le 6 Regioni italiane che, a dieci anni di distanza, non ha ancora attivato il suo Centro Funzionale. E' questa una struttura tecnica di elevato livello e capacità, che è in grado di prevedere a scala locale di dettaglio, ed in tempo reale, il verificarsi delle condizioni meteo avverse che possono provocare una calamità idrogeologica; e di elencare le discendenti regole operative, di allertamento e di prevenzione che, a cascata, ricadono nei compiti di Province e Comuni.. Eppure, la mancata attivazione del Centro Funzionale siciliano persevera, nonostante tutte le Regioni abbiano a suo tempo percepito i contributi economici per dotarsi di questi centri previsionali. Chissà che fine hanno fatto quei soldi pagati dai cittadini per auto-tutelarsi.
Pertanto, cari cittadini Siciliani, ma anche cari Prefetti, cari Magistrati, ecc. ecc., ricordate che, se un giorno dovesse verificarsi in Sicilia una calamità idrogeologica con vittime, potete denunciare innanzitutto il Presidente della Regione per disastro colposo, e chiedergli come minimo il risarcimento danni, non avendo ancora assolto un compito di legge della massima importanza. A cascata, potrete anche denunciare e chiedere i danni a tutti quei politici e quei burocrati in carica presso la Regione Siciliana e che, da anni ed anni, percepiscono stipendi da favola per mantenere certe condizioni bloccate, come appunto l'attivazione del Centro Funzionale.
Nel 2006, quando lavoravo in Provincia di Palermo, un ingegnere mio amico che lavorava in un Settore Regionale che avrebbe potuto trasformarsi in Centro Funzionale, mi fece visitare i locali che (forse) avrebbero incarnato il futuro che la Legge aveva disegnato. Vidi tutte le apparecchiature già pronte, e lui mi assicurò che c'erano tutte le professionalità in grado di farle funzionare, e di offrire alla cittadinanza questo servizio di fondamentale importanza.
Gli chiesi allora come mai non si attivava.
Lui rispose vagamente, ma una delle cause che mi prospettò, era il litigio interno che si era creato in Regione, un po' per ambizioni personali, un po' per timore di attivare qualcosa di "troppo impegnativo" dal punto di vista delle responsabilità.
E' vero: se prima dell'attivazione del Centro Funzionale le responsabilità sono equamente suddivise su tutti e cinque i milioni di abitanti del'Isola, dopo che il Centro si attiva, qualora accadesse un disastro per condizioni meteo avverse, sarebbe molto più facile andare a pescare chi non ha fatto ciò che doveva nella macchina amministrativa ed organizzativa, o lo ha fatto male. Il che è la ragione per la quale oggi alcuni Sindaci -o responsabili vari- in Italia si trovano sotto inchiesta. In questi casi il politico -o il burocrate- non può più alzare le spalle e dire: "Mah, cosa posso dirvi, nessuno ci ha avvertiti" (comodo, no? Soprattutto quando si è profumatamente pagati per occupare una poltrona superi-figa in pelle umana, con la possibilità costituzionale di eludere le proprie responsabilità!).
La funzione della Giustizia-giusta sarebbe allora quella di accertare se -chi doveva- era al suo posto di combattimento dopo la previsione meteo avversa. Ma anche, quella di accertare se le vittime erano da attribuirsi ad un cambiamento climatico, ad territorio fragile e/oppure ad una massa di costruzioni e di opere fatte a testa di cavolo. Opere per le quali, oltre ai Sindaci, anche le stesse vittime potrebbero essere direttamente corresponsabili.
Shhh!!! una confidenza, ma non la raccontate a nessuno! Era proprio a quella di cui sopra -io ricordo benissimo- la comoda poltrona che faceva gola a molti miei ex-colleghi, con cui ho avuto a che fare nella mia esperienza siciliana.
Ex-colleghi, perchè nel 2007 io mi sono trasferito in Piemonte; una Regione che forse avrà mille difetti e mille cose da invidiare alla Sicilia; ma che per contro, oltre al centro Funzionale attivato -all'indomani del varo della legge del 2004-, conta anche migliaia di volontari veri, prontissimi ed in gamba; anzi, quasi costantemente allertati da un sistema di buona efficienza e presenza nel territorio.
Bisognerebbe invece interrogarsi su quale sia, ad esempio, il ruolo del volontariato di protezione civile in Sicilia, e quale spazio sia loro concesso dai Conti e dai Marchesi che (a mio modestissimo parere) ancora imperano ovunque nell'isola. Molti degli ex-colleghi siciliani che sedevano accanto a me nei banchi della stessa "Scuola di Formazione" (chiamiamola così) , nel frattempo hanno fatto carriera e sono riusciti a sedersi proprio sulla poltrona tanto desiderata: quella che (il "probabilmente" è d'obbligo) è stata sollevata al di sopra di ogni responsabilità.
Io invece, arrivando in Piemonte, preferisco lavorare quotidianamente a fianco dei volontari, e tenermi a distanza di sicurezza (anche qui) dalle stanze del potere. Mio nonno me lo diceva sempre che ero "babbo". Aveva ragione! Ed io ne sono perfettamente cosciente, anche oggi che ho 55 anni.
Ed oggi, come da fanciullo, preferisco restare babbo come sono: se non altro, ho il diritto acquisito di testimoniare tutto ciò che ho visto in quei lunghi anni di "mancata" carriera, e ciò che vedo immutato, oggi.
Un caro saluto a tutti: buon 2014 da "babbo" natale!

(Mala)-Figura unica: all'indomani di ogni disastro l'Italia piange i suoi morti.  E le vittime continuano a fare le vittime, anche dopo essere sopravvissute al disastro. Ma, vedete, quella che la foto mostra è la fine che fanno pecoroni, cioè quei cittadini che avevano dei diritti e non lo sapevano neppure. La responsabilità è connessa all'ignoranza.
Però mio nonno (oltre al discorso del "babbo" che sarei io) pronunciava spesso anche un vecchio proverbio della saggezza popolare:

"....A tempo d'alluvione, tutti gli str... galleggiano ! "



Mi spiace, nessun si offenda, non volevo girare il coltello nella piaga dei parenti delle vittime, a cui va il mio massimo rispetto. Volevo invece allertare coloro che ancora sono vivi, perchè si cautelino dal "rischio politico", un tipo di rischio che la Protezione Civile Italiana non ha ancora studiato a sufficienza. In questo senso, bisognerebbe sollecitare PERCHE' PROVVEDA anche Franco Gabrielli (a cui peraltro va tutta la mia stima per avere aperto una pagina nuova nel dopo-Bertolaso: e vi assicuro che non è cosa da poco!