lunedì 3 febbraio 2014

La calamità antropologica di Fiumicino

L'esercito a Fiumicino, così titola Il Messaggero di oggi


"Il prefetto di Roma invia, su richiesta del sindaco Esterino Montino e dei vigili del fuoco, forze militari dell'esercito a Fiumicino, muniti di idrovore per cercare di liberare la zona dall'acqua. Dopo il nubifragio di venerdi scorso, al terzo giorno di emergenza a Fiumicino dove ora le maggiori preoccupazioni sono puntate sulla zona dell'Isola Sacra, compresa tra la foce minore e maggiore del Tevere e piena di canali di bonifica, gonfi d'acqua.
Qui l'area, la più popolosa del comune, convive da sempre con il rischio idrogeologico, oggetto di dibattito pluriennale, e che sempre più ormai deve fare i conti con l'aumento demografico e di insediamenti abitativi. L'eccezionale evento meteo ha ora fatto emergere il problema come mai negli ultimi decenni si era vissuto.
«Ho fatto presente la situazione, che sta peggiorando, al Prefetto Pecoraro ed alla Protezione Civile Regionale - riferisce Montino - risulta complicato riuscire a far calare l'acqua dai canali, nonostante le pompe in azione. Ho Quindi fatto presente che, risultando difficile reperire ulteriori supporti di vigili del fuoco e di protezione civile, possa essere necessario l'intervento del Genio dell'Esercito».
Da tre giorni, decine di strade, terreni, campi agricoli, e centinaia di abitazioni, con molte persone di fatto intrappolate che chiedono aiuto, sono invase dall'acqua, che a fatica o quasi per nulla si riesce a sversare fuori. Con la ripresa insistente della pioggia, la situazione è peggiorata perchè moltissime palazzine sono imboccate direttamente sulla rete della fogna dell'acqua nera, che naturalmente è entrata in tilt. E ovviamente il livello straordinario di piovosità ha riempito tutti i canali. L'urgenza è quindi ora quella di diminuire il livello dei canali di bonifica per poter poi levare l'acqua dalle strade e dalle abitazioni. Inoltre, se non si abbassa la falda, i terreni non assorbono acqua che ristagna e risulta complicato sversare acqua da dentro le case.
La Giunta, riunita oggi in seduta straordinaria, ha ufficializzato inoltre la richiesta di calamità naturale. 

Fin qui, era l'articolo di oggi che "Il Messaggero" dedica all'alluvione del Tevere in prossimità della foce.
In realtà, non si tratta di una esondazione, ma di un' "acqua alta" a causa delle copiose e persistenti piogge dei giorni scorsi. La situazione delle ultime ore non è meno critica nella vicina Ostia, ed anche qui numerosi cittadini segnalano l'assenza delle istutizioni nell'asistenza alla popolazione.
La Foce del Tevere è il collettore naturale di tutta l'area, un bacino imbrifero grande più di 17.000 kmq: in pratica, per salvaguardare l'insediamento di Fiumicino non vi è soluzione tecnica, se non la rilocalizzazione dell'abitato. È questo un comune di quasi 70 mila abitanti che -molto probabilmente- risulta in massima parte abusivo secondo gli attuali criteri normativi.

Foce del Tevere

Localizzazione dell'abitato di Isola Sacra


Zoom sulle precedenti: l'impressionante densità di edificazione dell'area

E già, perché è proprio sulla foce che è piazzato l'abitato di Isola Sacra, che forse era sacra in un tempo assai lontano, ma che oggi si direbbe preda di una lottizzazione selvaggia. Un classico italiano -già visto un po' dappertutto- in cui ciascuno ha fatto tranquillamente i propri affari.
Con quale coraggio vengono a parlarci di calamità naturale?

Questa chiamasi "calamità antropica", o forse sarebbe meglio dire: "antropologica"

Sarebbe necessario infatti fare un lunghissimo discorso per spiegare come mai, dal punto di vista umano e sociale, numerosi nostri simili hanno pensato di costruirsi la casa proprio sulla foce di un fiume (mica da ridere) come il Tevere. E come mai il Comune di Fiumicino (che conta quasi 70.000 abitanti) gliel'ha concesso. E (forse) potremmo anche chiederci a quale prezzo...
Il prezzo umano che viene pagato è sotto gli occhi di tutti; quello economico del disastro vorrei che non se lo accollasse lo Stato italiano, già vittima di così tante ruberie in passato, da averlo condotto all'attuale condizione di miseria sociale.
Mi piacerebbe perciò che il Sindaco, invece di chiamare l'esercito con le idrovore, chiamasse il Genio militare con le ruspe, dando preventivo sfratto a tutti i cittadini che hanno edificato in un posto destinato per natura ad essere periodicamente inondato.
Le inondazioni adesso aumenteranno di frequenza, visto il cambiamento climatico attualmente in corso. E allora?
Secondo me, per buona creanza, sarebbe bene che i cittadini potenzialmente in ammollo a Fiumicino, stando zitti e muti, si facessero una bella vacanza preventiva subito prima che arriva la piena, essendo abbastanza bene preavvertiti dal servizio di allerta meteo nazionale. Basterà poi aspettare qualche giorno prima di rientrare, e l'acqua andrà via da sola!

E la protezione civile del comune, come sta?

- "Le diamo una brutta notizia, signor Sindaco?". Mi spiace, ma è la triste realtà.
In realtà, qualcosa si può fare; ad esempio, facendo ciò che la legge indica e suggerisce dal punto di vista preventivo. Visto che è normale che in futuro i residenti della zona cammineranno sempre più spesso sull'acqua (senza possibili riferimenti al sacro), si potrebbe pianificare cosa deve fare il comune per alleviare questo disagio ed evitare disgrazie, diciamo così, impreviste.
Non serve scomodare l'esercito, non serve sprecare altra energia umana e tecnologica con le idrovore, che risucchiano l'acqua (nera) per scaricarla nel terreno del vicino di casa. O no?
Mi piacerebbe che il Comune di Fiumicino pubblicasse invece i dati sulle proprie risorse umane (personale e volontari) nonché tecnologiche destinate alla protezione civile, un compito istituzionale che la legge assegna al Sindaco in veste di Autorità.
Fatto questo, potremmo meglio capire il perchè i cittadini di Fiumicino, come anche in molti altri comuni vicini, restano quasi privi di assistenza in momenti come questo.
Forse, e senza fare troppo rumore, servirebbe soltanto che i Comuni, dopo avere intascato i soldi dei tributi, assistessero socialmente ed umanamente i cittadini ("sfortunati") nel momento del disagio; cosa che -sembra- non stiano facendo a sufficienza mentre la piena è in corso.

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