martedì 25 febbraio 2014

La Frana di Damocle

Si tratta di un tipo di dissesto particolare, di cui quasi tutti i sindaci d'Italia custodiscono un esemplare nel proprio zoo idrogeologico. Quando queste belve si liberano, è l'uomo a restare in trappola.

Caro Sindaco del Comune di "Scasazza", sei sicuro di conoscere bene
 le mappe del tuo territorio, e di avere individuato quali passi compiere
nei confronti del rischio idrogeologico?
Attento, non soltanto al "dove" fare questi passi, ma soprattutto al "quando" !

Finora la strana belva era rimasta al sicuro nella gabbia della impunità e della irresponsabilità, almeno nella maggior parte dei casi ordinari.
Ma da ieri, un giudice l'ha trasformato in una sciabola pendente sul capo degli amministratori comunali.
La sentenza di Terracina infatti addebita in toto al Sindaco e ad altri rappresentanti del Comune di Ventotene la responsabilità penale della morte di due studentesse avvenuta a causa di una frana da crollo che insisteva su un tratto di costa noto per la sua pericolosità. Si da applicazione dunque, anche sul profilo giuridico, della vigente normativa che riconosce nel Sindaco l'autorità unica di protezione civile. La responsabilità connessa alla pubblica incolumità non può ammettere ignoranza, soprattutto se si tratta di una mancata conoscenza dal punto di vista individuale.
Ciò accade nella maggior parte dei casi dovendo ammettere che, dal punto di vista tecnico, gli amministratori quasi sempre ignorano i contenuti -e dunque le possibili conseguenze- dei piani di protezione civile che descrivono i rischi insistenti sul territorio.
In un paese tormentato da dissesti e rischi naturali di vario tipo, non è più possibile ammettere che un sindaco non sia informato della esistenza di aree a rischio, che diventano particolarmente gravose ove i possibili bersagli siano proprio i centri abitati e le aree ad alta frequentazione pubblica.
Come non è più possibile pensare che il medesimo Sindaco non assuma dei provvedimenti tempestivi, anche di carattere temporaneo, qualora i possibili eventi previsonali, legati al clima o alla concomitanza di altri fattori naturali ed antropici, lascino intravedere un aggravarsi del rischio.
A partire da ieri, è probabile che molte aree dovranno essere interdette alla frequentazione al transito, o addirittura alla possibilità residenziale, rappresentando una seria e concreta minaccia per la pubblica incolumità. E tali rimarranno, fino a quando non siano compiute i necessari interventi di messa in sicurezza; e sempre che ciò sia possibile, sia dal punto di vista tecnico che finanziario.
D'altra parte, se l'orientamento normativo concede la precedenza assoluta al valore della vita umana, sembra non possano esservi altre alternative, se non quelle rese possibili da un notevole innalzamento del'atenzione generale su questi temi.
Se l'Italia non sa crescere sotto la minaccia dei rischi naturali, dovrà farlo dietro minaccia della Giustizia...
L'unico amaro commento che riesco a trovare, è che questa, purtroppo, non è giustizia: ma solo una civile vendetta in grado di riparare in minima parte delle perdite così gravi.