Perché sono qui


Io non voglio tornare al tempo degli scarponi, della bussola e delle carte colorate in campagna con le matite di legno.

Questo lasciamolo ai giovani, che devono farsi le ossa e capire che una carta geologica non può essere subito colorata.

E lasciamolo pure ai vecchi, che non sanno usare un Gis, svelare una foto satellitare o giocare con la stupenda virtualità di Google Earth. Lasciamo tutto il resto a coloro che hanno colorato carte precise ed elaborato ricostruzioni esatte, imponendole alla comunità scientifica da decenni. Lasciamo queste persone inchiodate e crocifisse alla bibliografia dell'accademia, visto che la ricerca vera, quella che si fonda sul piacere della scoperta senza presumere alcunché, è morta da tanti anni.


Io preferisco prolungare all'infinito lo stupore di rivedere ogni tanto le montagne che penso di conoscere bene, e scoprire che forse ci eravamo sbagliati di parecchio, non avendo tenuto in conto un sacco di elementi mai visti prima. Preferisco riguardare le mappe che avevo colorato io, i miei compagni e i miei studenti, comprendendo che adesso che erano piene di assurdità. Preferisco rileggere i pentagrammi delle antiche sequenze naturali, volendone tirar fuori una sinfonia nuova.

E preferisco ammettere che ci siamo in gran parte sbagliati sulle interpretazioni, avendo seguito le mode o avendo subito la verità del più forte.

La geologia che esporrò non è ufficiale, e non pretende di essere vera. Poiché verità e scienza non possono coesistere tra loro, se non nella mente del fideista puro o del portatore di interessi che non è certo puro.

Scriverò a fatica queste pagine, a poco a poco, sperando di averle esaurite prima di essere morto. Almeno qualcun'altro, se vorrà e lo riterrà utile, potrà evitare che questi documenti vadano perduti nel fuoco.